Lunga vita alla carta!

L’affermazione del digitale negli anni recenti con la conseguente smaterializzazione delle informazioni e delle comunicazioni pone lo spunto del titolo: nel 2018 ha ancora senso stampare un catalogo cartaceo?

La mia risposta è sì, senza alcun indugio mettendo però alcuni punti fermi che ho imparato sfogliando centinaia di questi strumenti negli ultimi trent’anni e che conservo ancora con cura.

Ricordo che un buon incontro di lavoro inizia con lo scambio del biglietto da visita, l’unico strumento che il mio insegnante di web marketing stampi ancora dal tipografo, e in genere termina con la consegna del catalogo cartaceo a suggellare l’esposizione dei prodotti. A mio avviso due elementi ancora imprescindibili poiché di facile catalogazione e soprattutto molto personalizzabili e qui inserisco uno dei punti fermi sopra citati. Il catalogo ben strutturato di alcune aziende con un layout consolidato negli anni consente di trovare facilmente prodotti degli anni passati, inoltre il catalogo fa bella mostra nella biblioteca aziendale, a differenza dei file pdf conservati nel database.

Il catalogo in alcuni casi assurge a libro che racconta la storia a puntate dell’azienda, non solo presenta i prodotti, ed ha quell’approccio “slow” col cliente che deve essere presente in quel momento con te e non a distanza interagendo con un link o un file, un libro si sfoglia con calma e non si “scrolla” come un profilo social sullo smartphone o una presentazione sul tablet.

A volta si dimentica il senso del tatto, unito alla vista, che accompagna l’apertura del pacco dei cataloghi consegnato dal corriere e poi una volta tolto dal cellophane si inizia a toccare la copertina nuova che nei mesi successivi porterà i segni dell’usura da utilizzo più o meno intenso, piccoli strappi e post-it (altro strumento cartaceo dalla lunga vita) segnaposto con gli appunti scritti che a distanza di anni faranno riflettere sulle decisioni prese o meno.

Lunga vita alla carta e ai cataloghi.

Matteo Vivian