In questo periodo tutti abbiamo approfittato del tempo “libero” impostoci per leggere libri lasciati sulla libreria o sul comodino. Finiti i libri è tornata la voglia di leggere qualche pdf di lavoro, sfogliare le pagine web aziendali o riprendere in mano i cataloghi cartacei. Finalmente ho potuto leggere con maggior attenzione le email che mi sono arrivate ed aprire con la giusta considerazione gli allegati. In particolar modo ho apprezzato l’email poiché mi ha stimolato ripercorrere una bella storia e a riprendere in mano e riordinare vecchi cataloghi.

Zumtobel mi ricorda la terza versione Light Fields, questa famiglia di prodotti rimane sempre fedele nell’evoluzione che ha visto tre diversi progettisti e varie sorgenti luminose. Segno questo di un impegno aziendale nel corso degli anni e con diversi progettisti per ottenere un ottimo prodotto.

Le caratteristiche nelle versioni rimangono le stesse: ampio rifrattore che emette una luce uniforme su tutta la superficie (Campi Luminosi Nomen Omen) e spessore ridotto. Fin da subito gli articoli prendono in considerazione molteplici versioni di impiego: incasso, plafone, sospensione e terra. Mantenendo sempre lo stesso effetto pur con dimensioni e sorgenti differenti.

Terza versione Light Fields - Zumtobel Light Fields 2004

Il prodotto entra nel catalogo di Zumtobel nel 2004 con le sole sorgenti fluorescenti T16 14/24/28/35/49W mentre per la versione da terra c’è 55W TC-L.

Le dimensioni della struttura sono quelle da sempre utilizzate per poter inserire i prodotti nelle controsoffittare. Fin da subito si punta alla componibilità per accostamento al di ottenere l’effetto di Campi Luminosi. Il progetto è affidato a Ettore Sottsass, uno degli ultimi per il designer che già all’epoca aveva 87 anni ma ancora spirito innovativo.

Negli anni successivi vengono prese in considerazione anche le sorgente fluorescenti compatte TC-TEL per  avere dei prodotti più piccoli.

Nel 2011 vengono introdotte le prime versioni con sorgente a LED utilizzando le strutture delle versioni fluorescenti.

I LED avevano un’efficienza di 70 lumen per Watt e nel catalogo c’era lo schema con il confronto tra i fluorescenti e i LED comparabili.

Terza versione Light Fields - Zumtobel Light Fields 2011
Zumtobel Light Fields 2014

Il nuovo nome Light Fields Evolution compare nel 2014 quando il progetto viene seguito da Chris Redfern e Sottsass Associati. In questa versione viene abbandonato il fluorescente e si punta solo sul LED.

Le dimensioni rimangono le stesse delle sorgenti tradizionali per poter essere sostituite con i modelli precedenti e per poter entrare nelle griglie dei controsoffitti.

Lo spessore si assottiglia grazie al solo impiego del LED e la pagina del catalogo mette in evidenza queste caratteristiche con il rendering. L’esploso rende bene l’idea dei singoli componenti e dell’assemblaggio.

Terza versione Light Fields by Zumtobel

Arriviamo alla terza versione Light Fields con alcuni caratteristiche fisse ed altre nuove. Innanzitutto il progetto è stato affidato allo Studio Ambrozus che per Zumtobel ha già disegnato altri prodotti Mirel, Ondaria, Perluce. Il design è ben consolidato, con Ambrozus nessun fronzolo ed una linea che definire “pulita” è riduttiva, insomma un Less is more che si conferma. Sono scomparsi gli spigoli vivi ed il rifrattore in MPO+, per una diffusione ancor più omogenea della luce, sporge leggermente dalla struttura.

Le dimensioni rimangono quasi le stesse delle versioni precedenti per adattarsi alle varie controsoffittare. Al momento sono disponibili le versioni a soffitto e sospensione, la versione da terra verrà messa in produzione durante il 2020.

Zumtobel Light Fields 2020

A riprova della validità del programma Light Fields per le sue evoluzioni basti considerare il fatto che in tutte le versioni ha vinto il premio a IF World Design. Nella prima versione Light Fields, poi Light Fields Evolution ed infine Light Fields III. Lo Studio Ambrozus ha vinto il premio IF 9 volte e in 3 casi con Zumtobel grazie a Ondaria, Perluce e Light Fields III.

Buona ripartenza a tutti,

Matteo Vivian

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